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Biografia del protagonista
Oggi Giacomo Perini è uno studente universitario, ha scritto un libro e scoperto di amare la lettura e la poesia. Ma fino a tre anni fa era una persona completamente diversa. Ha fatto per bene dieci anni equitazione a livello agonistico. Passava tutti i pomeriggi in maneggio, a scuola andava malvolentieri e quello che si aspettava dalla vita era proseguire la carriera con le gare. Ad ottobre 2014, però, a causa di un cedimento del ginocchio, ha scoperto di avere un tumore. La prima operazione è avvenuta la vigilia di Natale del 2014, seguita da 12 chemio, l’ultima fatta a luglio 2015. Durante tutto questo, la tentazione di abbandonare l’anno scolastico, la scoperta della scuola in ospedale, la determinazione di arrivare fino in fondo e, infine, l’esame di maturità. Seguita dalla decisione, inaspettata, di iscriversi all’università, a Scienze Politiche.
    La vita è sembrata riprendere normalmente, fino ad aprile 201, quando scopre di avere una recidiva localizzata, seguita da un’infezione che lo ha portato a fare 6 mesi di antibiotici endovenosi ad infusione continua. Quindi una seconda recidiva. In questo caso per non rischiare che potessero partire anche delle metastasi ai polmoni, sceglie per l’amputazione della gamba destra, avvenuta a dicembre 2016, anche in questo caso, proprio sotto Natale.
     Racconta sempre che questi tre anni sono stati gli anni più belli della sua vita, perché gli hanno dato molto più di quanto non gli sia stato tolto. “Oggi ho una vita con un senso più profondo spiega Giacomo -, riesco a vivermi a primo ogni istante del presente, qui e ora. E ho arricchito le mie giornate di passioni mai esplorate, come l’amore per la cultura, indispensabile per conoscere se stessi e ciò che ci ruota intorno, l’amore per la lettura e la scrittura grazie alla quale è nato il mio libro Non Siamo Immuni, la passione civile e l’amore per la musica. Non solo. Con l’amputazione, che poteva sembra la fine di tutto, invece è rifiorita la voglia di ricominciare a fare sport agonistico, in particolare il canottaggio paralimpico: ho imparato sulla mia pelle che non c’è siepe senza infinito e non c’è infinito senza siepe”.

 

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Biofilmografia della regista
Giornalista professionista e videomaker, laureata in storia contemporanea, Livia Parisi si occupa da anni di tematiche sociali. Tra le tante esperienze giornalistiche si ricorda: W l’Italia Diretta (Rai3), Skytg24, Tg La7, Roma Uno, il Fatto Quotidiano e Il Salvagente. Attualmente lavora per l’agenzia stampa Ansa, scrivendo principalmente di salute e politiche sanitarie.
Tra i suoi reportage, si ricorda ‘La miniera d’oro’ ( 2011, 15‘, trasmesso su Rainews24) sull’attività di recupero e riutilizzo dei rifiuti da parte dei rom, e ‘Gatta Cenerentola’ (2013, 32‘, proiettato al Mat Festival di Modena) che racconta l’attività teatrale della compagnia di pazienti e operatori del centro di Salute Mentale di Puglianello. Nel 2012, per Fondimpresa, realizza ‘Storie di Formazione’, un ciclo di quattro documentari sulla formazione continua nel lavoro. Nel 2017 per Vodafone e Ansa  realizza brevi videoreportage incentrati sul tema disabilità e sport, nell’ambito della promozione della piattaforma Ogni Sport Oltre (Oso).  I video reportage girati in Israele e Palestina, come ‘Al Khalil’ (2012, 12’), ‘Women break barriers’ (2013, 16′) e La Sfida (2014, 20’), le hanno fatto guadagnare il “Premio della Nonviolenza 2015”.
‘Casa nostra’ (2014, 60′) è il suo primo lungometraggio e racconta le vicende di un gruppo di persone che occupa una scuola abbandonata per riqualificare gli spazi e assegnarli a famiglie troppo povere per permettersi un affitto. Il documentario è stato selezionato al Bari Film Festival (edizione 2014). La versione cortometraggio del docufilm ‘Gli anni più belli. Così la malattia ha cambiato la mia vita’ (2017) è stata premiata per la miglior sceneggiatura all’Overtime Film Festival 2017 e come miglior corto “Oncologia e Cinema” 2017 dall’Associazione Italiana Oncologia Medica (Aiom).  Scrivimi a liv.parisi@gmail.com